CARENZA DI VITAMINA B12: CAUSE E SINTOMI


25 May
25May

Con la sempre maggiore diffusione di diete vegetariane e vegane si sente sempre più spesso parlare di casi di carenze alimentari o di malnutrizione, ovvero l’insufficiente assunzione di alcuni micronutrienti indispensabili per la salute. Eclatanti furono i casi di alcuni bambini ricoverati per gravi insufficienze di vitamina B12, come il caso del 2016 della bambina di due anni a Genova, o quello più recente del neonato di Treviso.

Sia chiaro: la dieta vegana non è di per sé dannosa per la salute, ma deve essere adottata con consapevolezza e cognizione di causa, e soprattutto con l’aiuto di un nutrizionista, in particolare in presenza di patologie, età avanzata o gravidanza.

Cerchiamo quindi di comprendere meglio come mai chi pratica una dieta vegana è particolarmente a rischio di carenza di questa vitamina, come essa viene assunta e quali sono i rischi per la salute.

La vitamina B12, detta anche cobalamina, è un nutriente essenziale ed il fabbisogno medio è di circa 2.4 microgrammi di vitamina B12 al giorno. Si tratta di una molecola complessa che agisce nella cellula come coenzima, ovvero affianca l’azione di altri enzimi. In particolare è attiva nella rimetilazione dell’omocisteina in metionina: se si ha una carenza di vitamina B12, infatti, il processo di rimetilazione dell’omocisteina non avviene correttamente e si hanno elevate concentrazioni di omocisteina, che possono causare patologie anche gravi come l’anemia megaloblastica, patologie cardiovascolari e vari rischi durante la gravidanza, tra cui l’aborto.

La vitamina B12 si assume principalmente consumando prodotti di origine animale o loro derivati (ovvero carne, pesce, molluschi, uova e latticini), in quanto è prodotta principalmente dai batteri intestinali. Anche l’uomo ha questi batteri ma si trovano nel tratto di intestino al di sotto dell’ileo, dove l’assorbimento della B12 può avere luogo ma risulta insufficiente. Mangiando alimenti di origine animale l’uomo riesce a compensare questa incapacità di assorbire la propria B12.

Una corretta dieta vegetariana normalmente assicura un giusto apporto di fibre, vitamina C, E, B9 (detta anche acido folico), magnesio e carboidrati, ma tende ad essere generalmente povera di vitamina A, D3, B12 e ferro. Per chi adotta una dieta vegetariana, e ancora di più una dieta vegana che esclude tutti i derivati di origine animale, potrebbe essere frequente incorrere in carenze di vitamina B12.

Queste sono spesso dovute a malassorbimento, legato in particolar modo ad una dieta non equilibrata (frequentemente una dieta vegana fai-da-te senza l’ausilio di un professionista), all’età, a malattie gastrointestinali o a fattori genetici.

Ad influire sui livelli di omocisteina contribuisce, oltre alla vitamina D12, anche la vitamina B9, comunemente chiamata acido folico. In caso di elevata assunzione di folati, la carenza di vitamina B12 può risultare difficilmente individuabile poiché i folati compensano la sua carenza prevenendo l’anemia megaloblastica.

Fra le patologie correlate ad una carenza di vitamina B12 si annoverano l’ipercolesterolemia, l’ipertensione e l’obesità. Inoltre si suppone una correlazione con la demenza senile ed il declino cognitivo poiché un livello normale di vitamina B12 potrebbe aiutare nella prevenzione dell’Alzheimer.

Anche l’osteoporosi e la fragilità ossea, oltre che alle proteine, al calcio ed alla vitamina D, sono state correlate ai livelli di vitamina B12, anche se ad oggi non se ne sono ben compresi i meccanismi. Degli integratori di vitamina B sembrano aver giovato a gruppi di pazienti con osteoporosi.

Infine è stata correlata anche alla degenerazione maculare, una patologia che colpisce la retina nonché una delle principali cause della ipovisione nei soggetti di età superiore ai 50 anni.

Durante la gravidanza e l’allattamento, soprattutto in presenza di una dieta vegana o di fattori genetici sfavorevoli, la possibilità di carenze di vitamina B12 è particolarmente elevata e ad alto rischio. Può condurre infatti durante la gestazione a malformazioni come la spina bifida, l’anencefalia e l’encefalocele.

Recenti studi su gemelli omozigoti ed eterozigoti hanno dimostrato che la genetica ha un ruolo estremamente significativo nell’assorbimento e nelle carenze della vitamina B12, giungendo ad influenzarne per il 59% i livelli assimilati. Si tratta di una variabile multifattoriale a cui concorrono diversi polimorfismi in interazione con la dieta.

In particolare, un recente studio ha individuato 19 geni correlati ai livelli di vitamina B12, di questi: cinque risultano co-fattori o regolatori della veicolazione della vitamina B12 (FUT2, FUT6, MMACHC, TCN1 e TCN2); tre sono trasportatori di membrana che facilitano l’attraversamento della membrana cellulare da parte della vitamina B12 (ABCD4, CUBN e CD320); tre sono coinvolti nella catalisi delle reazioni enzimatiche nel ciclo monocarbonioso (CBS, MTHFR e MTRR); uno è coinvolto nella regolazione del ciclo cellulare (MS4A3); tre proteine mitocondriali (CLYBL, MMAA e MUT) ed infine quattro geni sono stati correlati tramite studi GWAS nonostante la loro funzione sia ancora ignota (ACTL9, CPS1, DNMT2/TRDMT1 e PON1).

Tale studio ha evidenziato la complessità dell’interazione fra i numerosi fattori che contribuiscono l’assimilazione di questa vitamina. Per fare un esempio concreto: la vitamina B12 per poter essere assorbita nella cellula e svolgere le proprie funzioni, deve legarsi ad una proteina di trasporto, la transcobalamina (detta anche TC). Specifici recettori di membrana legano poi il complesso B12-TC (chiamato anche holo-TC) e lo trasportano nella cellula per endocitosi. Se il legame tra B12 e TC non avviene correttamente o se la TC per qualche ragione viene modificata e resa incompatibile con i recettori, la vitamina B12 non viene assorbita e resta inattiva, dando gli stessi effetti riscontrabili nel caso di una carenza di B12 per dieta poco equilibrata. Tra i geni che codificano per la TC c’è il gene TCN2, particolarmente studiato in relazione al polimorfismo rs1801198 molto comune in Europa.

Uno studio condotto in Norvegia su oltre 2400 individui (uomini e donne tra i 50 e i 64 anni) proprio sulla variante dannosa di questo gene, ha dimostrato che questo polimorfismo altera il complesso holo-TC. Sembra che la vitamina B12 abbia meno affinità per la TC negli individui portatori di questo polimorfismo ed è compromessa la funzionalità del complesso holo-TC con conseguente minore assorbimento intracellulare di vitamina B12. Anche il gene TCN1 codifica la proteina TC legante alla vitamina B12, che ne facilita l’ingresso nelle cellule aumentandone la velocità di circolazione nell’organismo.

Se consideriamo che circa il 60% dei vegetariani presentano carenze di B12, risulta chiaro perché spesso molti alimenti presenti in commercio ne vengano arricchiti, in particolare nell’alimentazione degli anziani, categoria particolarmente a rischio.

Vegetariani e vegani dovrebbero prediligere il consumo di tempeh, di alcuni tipi di funghi o alghe, ovvero di alimenti con un’alta concentrazione di B12. Il tempeh è un alimento ottenuto dalla fermentazione dei semi di soia. Circa 100 g di tempeh contengono tra 0.7 e 8.0 microgrammi di questa vitamina, ma questi valori variano molto in relazione al processo stesso di produzione del tempeh.

Tra i vari tipi di funghi diffusi in Italia, la trombetta dei morti (o Craterellus cornucopioides) ed il galletto (o Cantharellys cibarius) contengono le più alte concentrazioni (fino a 2.65 microgrammi di B12 per 100g di peso secco). Ma a parità di peso secco, i funghi giapponesi shiitake (o Lentiula edodes) hanno concentrazioni di gran lunga maggiori (fino a circa 5.61 microgrammi di B12). Consumare circa 50 g di shiitake permetterebbe di soddisfare il fabbisogno giornaliero di B12, ma questo è possibile soltanto una tantum.

Lo studio dimostra anche che, tra i vari tipi di alghe commestibili in commercio, l’alga nori (genere Porphyra) contiene fino a 70 microgrammi di vitamina B12 per 100g di peso secco ed è anche ricca di vitamina A e ferro. Consumare circa 4g al giorno di alga nori è consigliabile, anche agli europei, e permetterebbe a vegetariani e vegani di soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina B12. Sembra che anche alcune foglie di thé (ad esempio del tipo Batabata-cha) assicurino una buona dose di B12, anche se neanche bevendone più di 2 litri al giorno (che corrispondono a 20-40ng di vitamina B12) sarebbe sufficiente ad assicurarsene il fabbisogno giornaliero medio di questa vitamina.

Che sia per motivi genetici, di salute o per scelte alimentari, è importante monitorare i livelli di B12 e quando necessario integrarne l’assunzione, poiché i risvolti che sue carenze possono avere sulla salute non sono assolutamente da sottovalutare.

Fonti:

Riedel, B. M.; et al.; 2011, Transcobalamin Polymorphism 67A->G, but Not 776C->G, Affects Serum Holotranscobalamin in a Cohort of Healthy Middle-Aged Men and Women

Watanabe F.; 2014; Vitamin B12 – Containing Plant Food Sources for Vegetarians

O’Leary, F.; Samman, S.; 2010 Mar; Vitamin B12 in Health and Disease

Surendran, S.; Adaikalakoteswari, A.; Saravanan, P.; et al.; 2018; An update on vitamin B12-related gene polymorphisms and B12 status

Rizzo, G.; Laganà, A. S.; et al.; 2016; Vitamin B12 among Vegetarians: Status, Assessment and Supplementation

Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.